Perché continuo a ripetere sempre gli stessi errori?

Te lo sei chiesto più volte.
Magari con un senso di frustrazione, o di vergogna.

Prometti a te stesso che questa volta sarà diverso.
Che non ti rimetterai in quella situazione.
Che non sceglierai la stessa persona, lo stesso ruolo, lo stesso copione.

E invece, a un certo punto, ti ritrovi lì. Di nuovo.

Con la sensazione di non aver imparato nulla.
O peggio: di essere tu il problema.

“So che mi fa male, ma continuo a farlo”

Questa è una delle frasi più comuni che sento.
Ed è anche una delle più dure da sopportare.

Perché implica un giudizio:
“Se so che è sbagliato, perché non riesco a smettere?”

La risposta, però, non ha a che fare con la mancanza di volontà o di intelligenza.
Ha a che fare con schemi emotivi profondi, spesso inconsci, che continuano a riproporsi perché sono… familiari.

La ripetizione non è stupidità, è apprendimento antico

Molti dei comportamenti che oggi definiamo “errori” sono nati come strategie di adattamento.
In un altro momento della vita, in un altro contesto, sono stati utili.

Forse ti hanno aiutato a:

  • sentirti accettato
  • evitare il conflitto
  • non perdere legami importanti
  • mantenere un senso di controllo

Il problema non è che continui a ripeterli.
Il problema è che non funzionano più, ma il sistema interno non ha ancora trovato alternative.

Perché la testa lo capisce, ma il corpo no

Spesso c’è una grande distanza tra ciò che sai razionalmente e ciò che senti.
La mente dice: “Non fa per me.”
Ma qualcosa dentro continua a spingerti nella stessa direzione.

Questo accade perché gli schemi ripetitivi non vivono solo nei pensieri, ma nelle emozioni, nel corpo, nella memoria relazionale.

Non si cambiano con una decisione.
Si trasformano con comprensione, esperienza e relazione.

“Allora sono fatto così?”

No.
Ma sei fatto anche così.

E questa è una differenza fondamentale.

In un lavoro psicologico non si lavora per eliminare parti di sé, ma per capire perché continuano a prendere il comando.
Cosa stanno cercando.
Da cosa stanno proteggendo.

Molte persone scoprono che dietro la ripetizione c’è:

  • paura dell’abbandono
  • bisogno di riconoscimento
  • difficoltà a sentire il proprio valore
  • una familiarità con il dolore che sembra paradossalmente più sicura del cambiamento

Il cambiamento inizia quando smetti di giudicarti

Finché la domanda è “Cosa c’è che non va in me?”, il circolo continua.
Quando diventa “Cosa mi sta succedendo?”, qualcosa si apre.

Il lavoro psicologico è uno spazio in cui guardare questi schemi senza colpa e senza fretta.
Dove dare senso alla ripetizione, per poter finalmente interromperla.

Il primo colloquio non è una promessa di cambiamento, ma un inizio

Non serve arrivare con una spiegazione pronta.
Non serve sapere da dove partire.

Il primo colloquio è un momento per esplorare insieme ciò che continua a tornare, e capire perché.
Anche solo iniziare a parlarne può essere già un primo passo fuori dal loop.

Se ti sei riconosciuto in queste parole, forse non stai sbagliando sempre allo stesso modo.
Forse stai cercando, da tempo, una strada diversa.

Puoi contattarmi per un primo colloquio conoscitivo e valutare insieme se questo è il momento giusto per iniziare. Puoi agevolmente fissare un primo appuntamento da remoto o in presenza cliccando sul link Miodottore: MartaVanola o al numero 3806878825.