Quando il corpo parla più forte delle parole

Ci sono momenti in cui le parole non bastano.
O meglio: non arrivano proprio.

Il corpo, invece, sì.
Si fa sentire con tensioni, stanchezza, dolori che non trovano una spiegazione chiara.
Con un respiro che si accorcia, con un peso allo stomaco, con un’inquietudine che non sai da dove viene.

E spesso ti ritrovi a pensare:
“Razionalmente so che va tutto bene… ma il mio corpo sembra non essere d’accordo.”

Quando il sintomo diventa linguaggio

Molte persone arrivano dallo psicologo partendo da qui:
non da un pensiero, ma da una sensazione.

Mal di testa ricorrenti, disturbi gastrointestinali, insonnia, tensioni muscolari, fame o chiusura improvvisa, affaticamento costante.
Gli esami sono nella norma, i controlli rassicuranti.
Eppure il corpo insiste.

Non perché “ti stia tradendo”, ma perché sta comunicando.

Il corpo conserva ciò che spesso la mente ha imparato a trattenere: emozioni non espresse, bisogni rimandati, stati interni che non hanno trovato spazio o parole.

“Non sono una persona ansiosa, però…”

Questa frase è molto comune.
Molti non si riconoscono nelle etichette diagnostiche, ma convivono con segnali corporei persistenti.

Il disagio psicologico non sempre si presenta come tristezza o paura.
A volte prende la via del corpo, perché è l’unico canale rimasto disponibile.

Il corpo non giudica, non minimizza, non razionalizza.
Semplicemente reagisce.

Ascoltare il corpo non significa patologizzarlo

Un sintomo non è un difetto da eliminare in fretta.
È un messaggio da comprendere.

In terapia non si cerca di “far sparire” il corpo, ma di restituirgli un significato.
Di esplorare:

  • cosa stava succedendo quando il sintomo è comparso
  • quali emozioni non hanno trovato voce
  • quali equilibri interiori sono stati messi sotto pressione

Spesso, quando il corpo viene ascoltato davvero, non ha più bisogno di urlare.

Quando il corpo parla di te

Molte persone scoprono che quei segnali corporei raccontano una storia fatta di:

  • iper-adattamento
  • controllo emotivo
  • difficoltà a sentire e riconoscere i propri limiti
  • bisogni messi in secondo piano troppo a lungo

Non è debolezza.
È sopravvivenza.

Il primo colloquio come spazio di ascolto

Non serve arrivare con una spiegazione.
Non serve sapere “qual è il problema”.

Il primo colloquio è uno spazio in cui dare parola a ciò che il corpo sta già dicendo.
Con rispetto, senza forzature, senza etichette affrettate.

Se senti che il tuo corpo sta chiedendo attenzione, anche se non sai ancora come ascoltarlo, è già un buon punto di partenza.

Puoi contattarmi per un primo incontro conoscitivo e valutare insieme cosa sta cercando di dirti questo momento della tua vita. Puoi prenotare comodamente un appuntamento in studio o on line cliccando sul link: Miodottore MartaVanola, oppure al 3806878825.

Ma ciò che un tempo ha aiutato a reggere, a un certo punto può iniziare a pesare.