Quando non sei depresso, ma nemmeno stai bene

Capita a molte persone, anche se raramente lo dicono ad alta voce.
Non sei depresso.
Vai a lavorare, rispondi ai messaggi, fai quello che “va fatto”.
Eppure, dentro, qualcosa non torna.

Non c’è un dolore preciso da indicare.
Non c’è una crisi evidente.
Ma non stai bene.

È come vivere in una zona grigia:
non abbastanza male da chiedere aiuto,
non abbastanza bene da sentirti davvero vivo.

“Non ho un vero motivo per stare così”

Spesso chi vive questo stato lo accompagna con una frase simile:
“In fondo non mi manca nulla.”
“C’è chi sta peggio.”
“Dovrei essere grato.”

E allora il disagio viene messo da parte, ridimensionato, silenziato.
Ma il corpo e la mente non funzionano secondo ciò che dovrebbe essere sentito.
Funzionano secondo ciò che è sentito.

Il malessere non ha bisogno di un evento traumatico per essere reale.
A volte nasce lentamente, da adattamenti continui, da emozioni trattenute, da parti di sé che hanno imparato a non disturbare.

I segnali di questo “non stare bene”

Chi vive questa condizione spesso racconta di:

  • stanchezza che non passa nemmeno riposando
  • difficoltà a provare entusiasmo
  • senso di vuoto o di distacco
  • irritabilità senza un motivo chiaro
  • una vita che “va avanti”, ma senza sapore

Non è depressione clinica, ma non è nemmeno benessere.
È uno stato di sopravvivenza emotiva.

“Ma allora serve davvero rivolgersi a uno psicologo?”

Questa è una delle domande più frequenti.
E spesso è accompagnata dal timore di “esagerare”.

Lo Psicologo non è riservato a chi è a pezzi.
È uno spazio per chi sente che qualcosa dentro di sé chiede attenzione, anche se non sa ancora darle un nome.

Non serve arrivare al limite.
Non serve stare malissimo.
Serve solo ascoltare quel segnale interno che dice: “Così non mi basta più.”

La zona grigia è un messaggio, non un difetto

Questo stato intermedio non è un fallimento personale.
È spesso il risultato di anni passati a funzionare, adattarsi, reggere.

In terapia non si cerca un’etichetta, ma un senso.
Si lavora per capire:

  • cosa è stato messo da parte
  • cosa è rimasto inascoltato
  • cosa sta chiedendo spazio oggi

Molte persone scoprono che dietro quel “non sto male, ma non sto bene” c’è un bisogno profondo di riconnessione con sé.

Il primo colloquio non è un impegno

Fissare un primo appuntamento non significa “impegnarsi in un lungo percorso”.
Significa prendersi uno spazio per capire, insieme, cosa sta succedendo e se questo è il momento giusto.

Non devi avere le parole giuste.
Non devi sapere cosa dire.
Puoi partire esattamente da qui: “Non sto male, ma non sto bene.”

Se ti sei riconosciuto in queste righe, il tuo sentire merita ascolto.
Puoi contattarmi per un primo colloquio conoscitivo e valutare insieme come prenderti cura di questo momento della tua vita. Mi trovi su miodottore: MartaVanola, con cui puoi prenotare facilmente un incontro da remoto o in presenza o al numero 3806878825