il peso invisibile dell’infanzia nelle relazioni adulte
Non scegliamo a caso come amiamo.
Non è solo una questione di carattere, di fortuna o di “partner giusto”.
Nelle relazioni adulte portiamo con noi una memoria silenziosa, spesso inconsapevole:
il modo in cui siamo stati amati da bambini.
È un’eredità invisibile, ma potente.
Agisce nei nostri gesti, nelle aspettative, nelle paure, nei silenzi.
E soprattutto… nei legami più intimi.

L’amore che abbiamo imparato (prima ancora di capirlo)
Prima di sapere cosa fosse l’amore, lo abbiamo sentito.
Attraverso la presenza o l’assenza, la cura o l’imprevedibilità, la vicinanza o la distanza emotiva di chi si prendeva cura di noi.
Da lì abbiamo imparato, senza parole, risposte come:
- Posso fidarmi?
- I miei bisogni contano?
- Devo fare qualcosa per essere amato?
- È sicuro avvicinarsi o è meglio proteggersi?
Queste risposte diventano una sorta di mappa relazionale interna.
Non sempre accurata, ma molto resistente al cambiamento.
Perché da adulti ripetiamo dinamiche che ci fanno soffrire
Molte persone si chiedono:
“Perché finisco sempre nello stesso tipo di relazione?”
“Perché mi sento sempre troppo o mai abbastanza?”
Spesso non stiamo scegliendo ciò che ci fa stare bene, ma ciò che ci è familiare.
Se l’amore è stato incostante, potremmo confondere l’intensità con la profondità.
Se è stato condizionato, potremmo cercare partner da “convincere”.
Se è stato distante, potremmo desiderare chi non è davvero disponibile.
Non perché ci piaccia soffrire, ma perché quel modello ci è noto.
L’infanzia non determina, ma orienta
È importante dirlo chiaramente:
l’infanzia non ci condanna.
Ma orienta il nostro modo di stare in relazione finché non diventa oggetto di consapevolezza.
Quando queste dinamiche restano inconsce:
- reagiamo invece di scegliere
- ci adattiamo invece di esprimerci
- restiamo in relazioni che ci confermano, anche se ci feriscono
La buona notizia è che ciò che è stato appreso può essere trasformato.
Le relazioni adulte come luogo di riattivazione (e possibilità)
Le relazioni intime non sono solo spazi di amore, ma anche luoghi di riattivazione delle ferite antiche.
È lì che emergono:
- la paura dell’abbandono
- il bisogno di controllo
- la difficoltà a fidarsi
- la tendenza a scomparire emotivamente
Molti vivono queste reazioni come “difetti personali”.
In realtà sono strategie di sopravvivenza emotiva apprese molto presto.
Perché un percorso psicologico può fare la differenza
Un percorso con uno psicologo non serve a “dare colpe al passato”, ma a:
- rendere visibili schemi automatici
- distinguere il passato dal presente
- imparare nuovi modi di stare in relazione
- costruire confini più sani
- scegliere partner e legami più coerenti con i propri bisogni attuali
All’interno del Setting psicologico, spesso, accade qualcosa di nuovo:
per la prima volta, la persona sperimenta una relazione sicura, stabile, non giudicante.
E da lì, lentamente, può riscrivere il proprio modo di amare.

Amare in modo diverso è possibile
Non possiamo cambiare come siamo stati amati.
Ma possiamo cambiare come continuiamo ad amarci e a farci amare.
Il primo passo non è trovare la relazione giusta,
ma capire la relazione che abbiamo imparato.
E questo è un lavoro profondo, delicato, ma possibile.
Soprattutto se fatto accompagnati.
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