Le affinità elettive: perchè alcune persone ci risuonano più di altre?

Ci sono incontri che non passano inosservati. Persone con cui, fin dai primi scambi, sembra crearsi una sorta di riconoscimento immediato, come se qualcosa di profondo entrasse in risonanza. Non sempre si tratta di amore romantico: può accadere in un’amicizia, in un rapporto professionale, persino in un contesto terapeutico.
Questa esperienza viene spesso descritta con l’espressione “affinità elettive”.

Cosa si intende per affinità elettive

Il termine “affinità elettive” deriva dalla letteratura (Goethe lo rese celebre) e indica un legame che non nasce dal caso, ma da una reciproca attrazione psichica, spesso inconscia. In psicologia, possiamo intendere le affinità elettive come l’incontro tra strutture emotive, bisogni relazionali, vissuti e modalità di stare nel mondo che, in qualche modo, si riconoscono.

Non è semplicemente “avere cose in comune”. È piuttosto la sensazione che l’altro tocchi corde interne già esistenti, talvolta antiche, talvolta mai pienamente consapevoli.

Da dove nasce questa risonanza

Le affinità elettive si costruiscono su più livelli:

  • Livello emotivo: l’altro sembra comprendere, accogliere o dare forma a emozioni che facciamo fatica a nominare.
  • Livello relazionale: si incastrano ruoli, bisogni di vicinanza o distanza, modalità di accudimento o riconoscimento.
  • Livello inconscio: l’altro può rappresentare una figura significativa del passato, oppure incarnare parti di noi non ancora integrate.

In questo senso, l’affinità elettiva non è sempre “comoda” o rassicurante. Può essere intensa, trasformativa, talvolta destabilizzante.

Affinità elettive e ripetizione

Dal punto di vista clinico, è importante ricordare che non tutte le affinità elettive sono necessariamente sane.
Alcune relazioni ci attraggono perché ripropongono schemi familiari, dinamiche note, anche se dolorose. In questi casi, l’affinità non è tanto una scelta libera quanto una ripetizione.

La differenza sta nella possibilità di portare consapevolezza: quando riconosciamo cosa ci lega davvero all’altro, possiamo decidere se restare in quella relazione, come trasformarla o, talvolta, lasciarla andare.

Quando riconosciamo che un’ affinità elettiva ci fa stare bene, probabilmente stiamo andando nella direzione trasformativa, quella che risana e trasforma.

Affinità elettive e crescita personale

Le affinità elettive possono diventare potenti occasioni di crescita. Attraverso l’altro possiamo:

  • conoscere parti di noi rimaste in ombra
  • rielaborare ferite relazionali
  • sperimentare nuove modalità di contatto emotivo

In un contesto di cura psicologico, ad esempio, il legame che si crea tra paziente e psicologo può contenere elementi di affinità elettiva. È proprio su questa base che diventa possibile il lavoro clinico, a patto che tale risonanza venga pensata, elaborata e non agita.

Scegliere, non solo sentire

Sentire un’affinità è un’esperienza umana profonda e naturale. Ma crescere significa imparare a scegliere cosa farne.
Non tutte le risonanze vanno seguite ciecamente, così come non tutte vanno evitate per paura.

La psicologia ci invita a un passaggio fondamentale: dal “mi attrae” al “capisco perché mi attrae”. È in questo spazio che l’affinità elettiva smette di essere destino e diventa possibilità.

Dedicato alle affinità elettive che “quando credevi di esser sola, ti fan scoprire di essere stata accompagnata nel viaggio”. MV