Autolesionismo: segnali da non ignorare

Negli ultimi anni l’autolesionismo in adolescenza è diventato un fenomeno più visibile, anche grazie ai social che ne parlano (a volte in modo improprio). Tagliarsi, bruciarsi o procurarsi ferite non è “un modo per attirare l’attenzione”: nella maggior parte dei casi è un segnale di sofferenza emotiva profonda.

Per un genitore, accorgersene può essere spaventoso e disorientante. La prima reazione è spesso panico, rabbia o senso di colpa. Ma la cosa più importante è non ignorare i segnali e agire con calma e ascolto.

Cos’è l’autolesionismo

L’autolesionismo non suicidario (NSSI) è un comportamento intenzionale di danneggiare il proprio corpo (tagli, graffi, bruciature, colpi contro superfici) senza intenzione di morire.
Per molti ragazzi è un modo per:

  • gestire emozioni troppo intense,
  • sentirsi “vivi” in momenti di intorpidimento emotivo,
  • comunicare un dolore che non riescono a esprimere a parole.

Non va confuso con il tentativo di suicidio, ma aumenta comunque il rischio di sviluppare disturbi più gravi se non affrontato.

Segnali da non ignorare

Alcuni indicatori possono aiutare i genitori a cogliere un possibile autolesionismo:

🔹 Tagli, graffi o bruciature inspiegabili, spesso su braccia, cosce o addome.
🔹 Vestiti coprenti anche con il caldo, per nascondere segni sul corpo.
🔹 Oggetti insoliti in camera (lamette, taglierini, accendini senza motivo).
🔹 Cambiamenti improvvisi di umore: irritabilità, tristezza marcata, isolamento.
🔹 Commenti negativi su di sé: vergogna, autosvalutazione, sensazione di “non valere”.
🔹 Aumento del tempo online su siti o forum che parlano di autolesionismo.

Un singolo segnale può avere altre spiegazioni, ma la presenza di più indizi merita attenzione immediata.

Come reagire se sospetti autolesionismo

  1. Mantieni la calma
    Reazioni impulsive (urla, punizioni, accuse) aumentano vergogna e chiusura.
  2. Scegli un momento tranquillo per parlare
    Meglio un contesto riservato, senza fretta, con tono calmo.
  3. Esprimi preoccupazione, non giudizio
    Frasi come “Ho notato dei segni, sono preoccupato per te, voglio capire e aiutarti” trasmettono cura.
  4. Ascolta davvero
    Permetti al ragazzo di raccontare, se vuole, senza interrompere o minimizzare (“ma dai, non è nulla”).
  5. Cerca supporto professionale
    Uno psicologo, o un centro specializzato come la Neuropsichiatria Infantile, può aiutare a capire le cause e avviare un percorso di sostegno.

Cosa non fare

❌ Non ignorare i segnali sperando che passino da soli.
❌ Non usare frasi colpevolizzanti come “Lo fai solo per attirare l’attenzione”.
❌ Non minimizzare (“Sono solo graffietti, è una fase”).
❌ Non affrontare il problema da soli se la situazione è seria.

Il ruolo del genitore

Essere un punto di riferimento calmo, accogliente e disponibile è fondamentale. Non serve avere subito tutte le risposte:

l’importante è mostrare presenza e volontà di capire.
Un figlio che percepisce ascolto e sostegno sarà più propenso ad accettare aiuto professionale.

In sintesi

  • L’autolesionismo è un segnale di sofferenza emotiva, non un capriccio.
  • Segni sul corpo, cambiamenti di umore, isolamento e vergogna sono campanelli d’allarme da non ignorare.
  • Reagire con calma, ascolto e senza giudizio è il primo passo.
  • Cercare aiuto professionale protegge il ragazzo e sostiene anche la famiglia.

👉 Ricorda: non sei solo e tuo figlio non è solo. Chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.

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